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La teoria del domino Stampa E-mail

La Spagna, dopo la parentesi fascista, si è dotata nel 1978 di una Costituzione democratica. Riproponiamo i suoi primi due articoli

Articolo 1

1. La Spagna si costituisce come Stato sociale e democratico di Diritto che propugna come valori superiori del suo ordinamento giuridico la libertà, la giustizia, l’eguaglianza e il pluralismo politico.

2. La sovranità nazionale risiede nel popolo spagnolo da cui emanano i poteri dello Stato.

3. La forma politica dello Stato spagnolo è la monarchia parlamentare.

Articolo 2

La Costituzione si basa sulla indissolubile unità della Nazione spagnola, patria comune e indivisibile di tutti gli spagnoli, e riconosce e garantisce il diritto alla autonomia delle nazionalità e regioni che la compongono e la solidarietà fra tutte le medesime.

Mi piace ricordare il contributo intellettuale che diede a questo testo Norberto Bobbio, il filosofo della politica che noi torinesi (non tutti a dire il vero) abbiamo sempre nel cuore. Nel testo di quella legge fondamentale troviamo, come lui scrisse, il pensiero dei giganti del pensiero politico dell’età moderna, che Bobbio indicava in Hobbes, Locke, Rousseau, Kant, Hegel e, più contemporanei, in Croce, Cattaneo, Kelsen, Pareto, Weber.

Pistolotto erudito per tentare di spiegare che la Spagna ha una buona costituzione, con re (Juan Carlos e da poco il figlio Felipe VI) che ne hanno rispettato e difeso i principi fondamentali.

La Costituzione del 1978 rompe una tradizione centralista iniziata nel 1700 da Filippo V di Spagna. Come proposta di soluzione al problema regionale e alle rivendicazioni dei gruppi nazionalisti baschi e catalani, senza dimenticare il crescente nazionalismo gallego, valenziano, delle isole Canarie e andaluso, si creò un nuovo modello di stato decentralizzato, nel quale ogni regione si converte in una comunidad autónoma (comunità autonoma) con un governo proprio, un parlamento autonomo, tribunali di ambito regionale e un Estatuto de autonomía (statuto di autonomia) che stabilisce il modello e le competenze che può assumere. Durante gli ultimi vent'anni lo Stato ha trasferito competenze alle regioni autonome, per ultime sanità e istruzione.

“La Costituzione si basa sulla indissolubile unità della Nazione spagnola, patria comune e indivisibile di tutti gli spagnoli…”, questo è l’incipit dell’art. 2, come abbiamo visto, per cui un referendum per determinare la secessione non poteva che essere giudicato illegale dal Tribunale costituzionale.

Addirittura senza quorum. Pensate che il nostro piccolo referendum per fermare la costruzione dell’infausta e sempre guasta risalita meccanizzata, bocciata dagli elettori, venne banalizzato, irriso e giudicato ininfluente in quanto aveva votato meno (molto meno) del 50% del Corpo elettorale.

C’è stata un’evidente forzatura. Vietare al popolo di esprimersi è sempre atto rivoltante. Ma la situazione derivata dall’impazzimento della crema catalana ha dato il fianco al governo centrale di Madrid, che scatenato i suoi nostalgici doberman della Guardia civil.

La Costituzione va difesa? Certamente. Anche quella spagnola. Qualcuno introduce nel dibattito dei fatti di Barcellona il “nostro” referendum del 4 dicembre. Non so quanto questo c’entri. E’ sicuro che allora, seguendo gli insegnamenti di Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Alessandro Passerin d’Entreves, e altri maestri venne respinto dai cittadini un pastrocchio, di cui solo l’insipienza colpevole di una classe politica meno che mediocre non ha saluto fare tesoro.

Che si potrà fare ora in questa Europa? Onestamente non lo so. Certo che da questi fuochi può nascere un incendio che non sarà facile domare. La teoria del domino potrebbe davvero distruggere il nostro continente.

Carlo Zorzi 4 ottobre 2017

barcellona

 

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charlie

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