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Gerusalemme! Gerusalemme! Stampa E-mail

Rivoli, 10 dicembre 2017
Cari amici,
ritengo utile, data la situazione internazionale scambiare con voi opinioni sulla nuova crisi
israelo-palestinese, scatenata dalla presa di posizione del presidente degli USA. Purtroppo avviene in un momento piuttosto inopportuno, dato che io sono di partenza domani per gli antipodi, e non posso interloquire con voi. Ricordo però, a chi volesse includermi in un dibattito sull'argomento, che il mio indirizzo di posta elettronica ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) mi avvicina a voi (quasi) dovunque io mi trovi.
Ho, per la prima volta, l’imbarazzo di dichiararmi in accordo con Donald Trump, situazione in cui non avrei mai sognato di trovarmi. Ho ascoltato il suo discorso su Gerusalemme capitale, e,salvo qualche esagerazione o sfumatura, mi sento rappresentato da ciò che ha espresso.
Non c'è dubbio che la diplomazia internazionale non ha, per il momento, ottenuto risultati
per la pacificazione nel Medio Oriente e nella questione Israelo-palestinese in particolare. Lasciamo perdere i dubbi sull'autenticità degli sforzi per la pace dei vari stati interessati, comunque abbiamo assistito a trattative e missioni di pace che hanno lasciato una situazione sempre più incancrenita.
Tanto dichiara anche D.T. nel suo discorso.
Forse bisogna effettivamente tentare un approccio diverso.
Cominciamo da una visione storica del problema, senza esprimere opinioni in proposito.
All'atto della sua fondazione, Israele ha definito Gerusalemme come la sua capitale. Trump, nel suo discorso, ha riconosciuto che la decisione di dove collocare la propria capitale spetta ad ogni Stato.
Cinquant'anni fa, come risultato di una guerra subita, Israele ha occupato tutta Gerusalemme, ed  altri territori: ha integrato Gerusaemme nella struttura dello Stato, e stabilito una diversa amministrazione per altri territori occupati. Questa situazione non è mai stata accettata dalla diplomazia internazionale, costituendo forse l'unico esempio nella storia di risultato di una guerra che, dopo mezzo secolo, non sia stato riconosciuto dai paesi che mantengono rapporti diplomatici con lo Stato interessato. Siamo di fronte ad una situazione forse “giusta”, ma senza precedenti nella prassi della diplomazia internazionale.
Indipendentemente da quanto sopra, la mossa di Trump, nel breve periodo, aggraverà la
tensione in Medio Oriente. Giorni fa avevo scritto che c'era da aspettarsi questo aggravamento, ma che ci si poteva aspettare che non fosse definitivo. E' evidente che gli intransigenti delle due parti useranno la dichiarazione americana come pretesto per riprendere le ostilità. Del resto la mossa è evidentemente loro sgradita, perchè la permanenza di una posizione indefinita per Gerusalemme fornirà sempre uno spunto da utilizzare per impedire qualsiasi accordo. A medio termine, specialmente se servirà da esempio per altre nazioni che mantengono rapporti diplomatici con Israele, il riconoscimento ufficiale della capitale non potrà che facilitare le eventuali trattative di
pace, togliendo dal piatto l'annoso problema.
La mossa di Trump indebolisce le rivendicazioni su Gerusalemme e toglie terreno sotto i
piedi agli estremisti. La loro ribellione era facilmente prevedibile, ma è anche ragionevole aspettarsi che, se altri paesi seguiranno l'esempio americano, la situazione tenda a diventare più gestibile. Per ora pare che i diplomatici europei, però, non si pongano obiettivi a medio termine, ma guardino solo a salvarsi la faccia per l'immediato: problemi di posizioni politiche che debbono essere rinnovate a breve, e reagiscono cercando di blandire l'atteggiamento attuale dell'elettorato.
Fin qui non ho nominato Geruselemme est od ovest. Trump stesso non ha voluto entrare in dettaglio su quest'aspetto, sostenendo che i confini debbano essere definiti tra gli Stati confinanti.
Quindi la strada che Trump intende intraprendere prelude a discussioni tra Israele ed un futuro Stato palestinese, per la definizione possibilmente pacifica di un confine. E' indispensabile quindi l'esistenza di uno Stato palestinese, responsabile e riconosciuto.
Sull'argomento della capitale abbiamo letto e sentito di tutto. Essenzialmente commenti che condannavano la posizione di Trump, come portatrice di nuove tensioni. Ripeto che questa è una visione a breve, di cercare la tranquillità per l'oggi, rimandando i problemi al domani. E' spesso anche corroborata da un resoconto solo parziale del discorso fatto dal Presidente USA. Ritengo utile, per una discussione informata, l'ascolto integrale di quanto pronunziato da Trump, che, tra l'altro, parla lentamente ed in modo chiaro. Il discorso è reperibile in rete https://youtu.be/KXE2pvc_7 o (FULL SPEECH: President Trump declares Jerusalem as capita of Israel).
Colgo anche l'occasione per fare a tutti i migliori auguri per le prossime feste,
Mario


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