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Assisto, sgomento, e per quanto possibile ai comuni mortali, alle diatribe interne ai partiti, tutti, circa le candidature alle prossime elezioni politiche del 4 marzo, data fin qui nobilitata dall’anniversario, quest’anno il 170°, dello Statuto Albertino (per mera conoscenza : Art. 50 Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione od indennità).

Stoppose e paludate pagine nei giornali e telegiornali ci deliziano sui collegi sicuri, su quelli probabilmente già persi in partenza, si pende dalle labbra dei decisori, il segretario del partito e la sua cerchia templare. Si intuisce che verranno accontentati solo i fedelissimi, gli yes-men, gli utili pasdaran che seguiranno, se eletti, unicamente la cometa di chi li ha messi in sella, a prescindere dalla direzione che questa avrà.

Non ho ancora sentito uno, dico uno, politico o commentatore, che stigmatizzasse questa specie di suk arabo, reso però possibile dal mancato adeguamento della legge al dettato costituzionale, in ispecie l’art. 49, che testualmente recita:

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Un testo semplice, suggestivo, che avrebbe segnato la via, da sempre volutamente disapplicato, purtroppo.

Una legge organica che avesse previsto e regolamentato, che so, le primarie all’interno dei partiti, configurandone le procedure e determinando quindi correttamente le candidature , avrebbe si incentivato e avvicinato i cittadini alla politica, finalmente consapevoli di contare all’interno dei partiti, veramente con “metodo democratico”.

Così non è stato nei 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione. Ci si stupisce, per finta ovviamente, che un elettore su tre non si presenterà ai seggi . Tra urla, blandizie, minacce e magari patti inconfessabili, l’unico traguardo certo pare essere un futuro singolarmente ricco di prebende e una corposa assicurazione vitalizia al termine del percorso.

Con buona pace della Costituzione e del rispetto dei cittadini, elettori e contribuenti.

Carlo Zorzi

elettori

 

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