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La Luna Storta
Sangue rivolese Stampa E-mail

Ho avuto l’onore di presiedere sul finire degli anni ’70 dello scorso secolo il gruppo comunale dei Donatori di Sangue Piemonte – FIDAS, che, ricordo, nasce nel 1977. Ricordo con commozione l’impegno, la passione e la dedizione di tante amiche e amici, alcuni non più tra noi, in particolare Eugenia Nuritz e Bice Musitelli.

Ricordo l’impegno di tanti cittadini che prestarono gratuitamente la loro eccellente professionalità, unita ad un’incredibile manualità (Engels li avrebbe collocati nel pantheon dell’aristocrazia operaia) quando si trattò di adattare i locali di via Adamello 17, in Borgonuovo, già utilizzati dai servizi socio-assistenziali del Comune, per renderli idonei ad ospitare un centro di raccolta sangue. Tra tutti voglio ricordare l’amico Livio Martoglio, che voglio qui salutare, che coordinò i lavori. Eravamo agli inizi degli anni ’90 e grazie alla sensibilità dei vertici dell’ USSL 25 avevamo avuto finalmente in concessione questi locali.

Successivamente – siamo sempre in quegl’anni - i miei giovani e dinamici successori, Francesco Ciriello e Luca Gallo, l’attuale presidente, resero ancora più bella e funzionale la sede, che in quell’arco temporale, ha visto la raccolta di non meno di 15 mila sacche di sangue intero (3 tonnellate e mezza il peso!).

Qui parliamo di concreto e diretto aiuto alla vita, di solidarietà vera, senza orpelli.

Ora la novità, che Luna Nuova riporta nel n. 54 del 18 luglio scorso. Dagli imperscrutabili meandri della nostra gogoliana burocrazia emerge la mancanza di un certificato di usabilità, addirittura, pare, riferito all’intera costruzione che ospita ai piani superiori alloggi di civile abitazione, e subito si avvia il rimpallo, tipicamente italiano, tra ATC, ASL e Comune e intanto la bella, sicura e funzionale sede di via Adamello 17, orgoglio dell’intera città, è interdetta all’utilizzo.

I prelievo di luglio è saltato (è venuta un’emoteca ma non è la stessa cosa). Lo stesso il 16 agosto. Non sappiamo cosa succederà il 15 settembre, il 17 ottobre, il 15 novembre e il 15 dicembre di quest’anno, date in cui sono in calendario prelievi collettivi.

Mi piacerebbe che chi istituzionalmente è preposto alla sanità pubblica facesse sentire, alta, la sua voce e disponesse i rimedi. Il volontariato sociale dà dignità ai cittadini che lo praticano e, gratuitamente e anonimamente, benefici immensi – la vita in primis – ad altri cittadini. Non è possibile lasciare le cose in questo stato.

Carlo Zorzi

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Una Norimberga per il Califfato? Stampa E-mail

integralismo

Nel nord dell'Irak si sta combattendo una guerra terribile. Il cosiddetto  Califfato islamico - ISIS - partito dalla Siria,  occupa città, uccidendo in modo atroce gli "infedeli", in genere militari catturati e civili inermi - donne e bambini compresi.   I fondamentalisti vogliono riunire tutto il mondo arabo e non sotto la bandiera nera del loro sanguinario fanatismo religioso. Gli articoli di Domenico Quirico su "La Stampa" sono, nella loro drammaticità, illuminanti. Il mondo civile comincia  ad interessarsi della vicenda, almeno questa è la speranza.

Paradigmatica la situazione del Kurdistan iracheno, unica enclave di libertà rimasta nell'area, in cui le donne sono in prima linea a combattere. Questo è commovente nella sua drammaticità. Si può intuire anche quale sarebbe la loro sorte in caso di vittoria del Califfato.

A quando la richiesta di una Norimberga per questi fascisti assassini da parte della qui silente intellighenzia nostrana?

kurde

 
Carlo il bananiero e la politica silente Stampa E-mail

Albert Einstein diceva che non si può pretendere che le cose cambino, se continuamo a fare le stesse cose.

Carlo Tavecchio, un vero gentleman, quello delle banane del metafisico calciatore africano Opti Poba per intenderci, è stato eletto presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio con una maggioranza schiacciante.

Se aver dichiarato, in ben altro contesto e senza conseguenze, che la pseudo-nipote minorenne di Mubarak andava affidata alla nuora di Gigi d'Alessio, non sarà certo una buccia di banana a cambiare la politica delle società di calcio.

Opti Poba è servito e con lui i sacerdoti  della politica e dello sport, a cominciare dal Matteo nazionale e dallo stratega Prandelli, che, ora silenti, hanno ingurgitato inutilmente caschi di banane.

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Minotauro, San Michele e & Stampa E-mail

La retorica del calabrese "laborioso e onesto" . Un'impietosa analisi dell'ipocrisia nazionale sulle  infiltrazioni della  'ndrangheta al nord di Nando Dalla Chiesa (da Il Fatto Quotidiano del 9.8.2014).

retorica_calabrese


 

 
A Bibiana comanda lo Stato pontificio! Stampa E-mail

IL PARROCO DI BIBIANA IMPEDISCE L’APERTURA DELL’ASILO COMUNALE

La Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni richiama l’attenzione di tutti i cittadini e delle istituzioni pubbliche sulla scandalosa vicenda che è emersa alla cronaca di questi ultimi giorni relativamente alla scuola dell’infanzia comunale di Bibiana (TO) che non può essere aperta per un veto del Parroco del paese.

La Regione Piemonte infatti, con la delibera del Consiglio Regionale 252 _33474 del 29 ottobre 2013, sul dimensionamento scolastico per l’anno 2014/15, approvata nella scorsa legislatura da parte della maggioranza di centrodestra del Presidente Cota ha stabilito che “nell’ambito della pianificazione i comuni competenti per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di I grado dovranno: [...] Dunque per quanto riguarda le scuole dell’infanzia dovrà essere consentita la coordinata partecipazione delle scuole statali e delle scuole paritarie al sistema scolastico nel suo complesso, ovvero non dovrà essere determinata riduzione, in termini di sezioni, dell’offerta formativa esistente nelle scuole paritarie. All’uopo viene richiesto di unire il parere motivato da parte delle eventuali scuole paritarie presenti nel bacino di utenza e/o dall’associazione di categoria a cui le scuole sono iscritte.”

Questa delibera rappresenta una gravissima interferenza tra pubblico e privato, poiché non è accettabile che la libertà di scelta educativa delle famiglie, diritto sancito dalla Costituzione, sia sottoposta ai desiderata delle “scuole paritarie presenti nel bacino di utenza e/o dall’associazione di categoria a cui le scuole sono iscritte”, prova ne è proprio il recentissimo caso del Comune di Bibiana (TO), dove l'apertura del nuovissimo asilo comunale pubblico è stata bloccata dal parere negativo del parroco, che gestisce l’asilo privato cattolico, nonostante le richieste di molti genitori orientate verso la scuola dell'infanzia comunale. Si fa notare tra l’altro che l’asilo cattolico può garantire soltanto l’accesso a 90 bambini, mentre le richieste dei cittadini di Bibiana sono per 114 bambini, 24 dei quali in questo modo non potranno vedere soddisfatte le proprie legittime richieste. Già lo scorso anno si erano verificate situazioni analoghe nei comuni di Torre Pellice, Bagnolo e Piossasco, motivate allora dalla Direzione Istruzione e Formazione professionale della Regione col “perché si deve consentire la coordinata partecipazione al sistema scolastico da parte della scuola statale e della scuola paritaria” .

Nonostante tutti gli equilibrismi politici messi in atto negli anni per motivare i finanziamenti pubblici alle scuole private (che la Costituzione vieta espressamente), questa ulteriore gravissima forzatura anticostituzionale continua ad emergere: non solo non esistono controlli adeguati sul rispetto da parte delle scuole private dei parametri che consentono l'ottenimento ed il mantenimento dello status di “scuola paritaria”, ma addirittura ci sono realtà in cui la vita delle scuole pubbliche viene messa in forse, se non addirittura stroncata prima della nascita, laddove l'esistenza di queste non faccia comodo alle scuole private paritarie (cattoliche).

Forzare le scelte delle famiglie fino al punto da obbligarle non solo a contribuire di tasca propria al bilancio delle scuole private e confessionali, ma addirittura imponendo di abbracciare un progetto educativo religioso ben preciso, quello cattolico nella schiacciante maggioranza dei casi, non è assolutamente accettabile poiché equivale a negare libertà fondamentali, costituzionalmente garantite, quali quella di coscienza e di scelta educativa che non possono subire alcuna restrizione.

Ricordiamo che l’articolo 33 della Costituzione della Repubbblica italiana recita:

”L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed ISTITUISCE SCUOLE STATALI PER TUTTI GLI ORDINI E GRADI.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, SENZA ONERI PER LO STATO”.

Da tale dettato costituzionale si evince con assoluta chiarezza che la parte pubblica (stato e comuni) hanno l’OBBLIGO di istituire scuole pubbliche di ogni ordine e grado e che i privati hanno il DIRITTO di istituire scuole private SENZA ONERI PER LO STATO e senza oneri significa con chiarezza lapalissiana divieto di finanziare direttamente le scuole private, sia di finanziare i cittadini per il pagamento delle rette (assai elevate) delle scuole private.

L’alibi ideologico al quale le forze politiche clericali si erano finora appellate per approvare le leggi nazionali e regionali sul finanziamento pubblico alle scuole private (cattoliche) era sempre stato quello della sussidiarietà, intendendolo come il principio per cui il pubblico e il privato (cattolico) dovevano concorrere assieme alla gestione dei servizi pubblici, fermo restando l’obbligo della parte pubblica (statale o comunale) di erogare comunque il servizio essenziale, ma in ogni modo cercando di garantire (anche attraverso specifici finanziamenti e agevolazioni normative) uno spazio ben definito alla parte gestita dalla Chiesa cattolica.

Ora siamo allo stravolgimento e al ribaltamento totale anche di tale già perversa consuetudine: ora è la parte privata confessionale che decide se la parte pubblica può o non può aprire scuole pubbliche per i propri cittadini che pagano le tasse. Quindi, di fatto, oggi nel nostro paese i parroci decidono sull’apertura o meno delle scuole pubbliche da parte dei sindaci: tanto varrebbe, a questo punto, decidere per legge che il sindaco di ogni nostro comune debba essere obbligatoriamente il parroco e abolire la Repubblica italiana, chiedendo l’annessione allo Stato della Città del Vaticano.

Qualcuno certamente si straccerà le vesti, gridando con toni allarmati all’anticlericalismo ottocentesco e ideologico di chi ha l’ardire di segnalare questi pochi elementari fatti e principi, ma noi intendiamo invece richiamare con forza l’attenzione dei cittadini su questo ennesimo stravolgimento dei principi costituzionale supremi di libertà religiosa e di laicità delle istituzioni, dei quali da sempre nel nostro paese si fa carne di porco e su questo ennesimo slittamento, lento, quasi invisibile, ma costante e inesorabile delle istituzioni pubbliche della Repubblica verso lo stato confessionale gestito dalla Chiesa cattolica, che a fronte delle chiese sempre più vuote ha in compenso le casse sempre più piene a causa del vergognoso clericalismo e servilismo clientelare di gran parte della classe politica che fa a gara per genuflettersi davanti ai desideri delle gerarchie della chiesa cattolica apostolica romana.

La Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni chiede con forza al nuovo governo della Regione Piemonte e al nuovo Consiglio Regionale di impedire questo ennesimo scempio di legalità, abrogando nei tempi più rapidi possibili la delibera in oggetto approvata nel 2013 dalla maggioranza di Cota e destinando la totalità delle risorse regionali per la difesa e il potenziamento delle scuole pubbliche, lasciando al dettato costituzionale di regolare il funzionamento e il finanziamento di quelle private confessionali e al gioco del libero mercato la loro sorte.

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